Visualizzazione post con etichetta paura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paura. Mostra tutti i post

martedì 21 febbraio 2017

Nonostante tutto

Lo so...sono sparita per tanto, troppo tempo. Tornare sul blog mi manca, vorrei davvero essere più presente, ma forse ho sbagliato nel non risparmiarmi tempo fa, perché adesso mi sembra di avere detto tutto, di essermi svuotata di qualsiasi sentimento o emozione ed averli impressi qua. Non voglio essere ripetitiva, non voglio annoiare. Se oggi torno è per condividere con voi ciò che ho scritto per un libro. Dovevo fare un riassunto della mia storia... e questo è quello che velocemente ho vomitato su un foglio bianco...

"È molto complicato spiegare cos’ha significato il cancro nella mia vita, ma so di per certo che ha riempito me e le persone che amo di emozioni contrastanti. Nel momento in cui ho iniziato a fare controlli ed esami senza fine, la preoccupazione invadeva ogni secondo della giornata, del quotidiano; non mi riuscivo più a godere nulla e le aspettative erano terribili. Quando poi i dottori mi hanno comunicato che volevano sottopormi ad una PET ho cominciato seriamente a capire che il mio responso non sarebbe potuto essere altro che il cancro. Ho letto centinaia di pagine in rete, ho divorato un paio di blog in pochi giorni e grazie ad essi sono riuscita ad interiorizzare una diversa consapevolezza di tutto quello a cui sarei andata incontro.
Il 12 marzo 2015 mi è stato ufficialmente diagnosticato un Linfoma di Hodgkin terzo stadio; in quell’occasione con le dottoresse abbiamo parlato per molto tempo di chemioterapia, di caduta dei capelli, di menopausa indotta, di nausee e dolori. Ricordo le loro espressioni amareggiate nel comunicarmelo, ricordo che mia mamma mi stringeva la mano mentre le uscivano i lacrimoni e ricordo che invece io ero già pronta per immagazzinare tutto ciò che stavo ascoltando. Quel momento ha rappresentato una svolta fondamentale: la preoccupazione, l’ansia e la paura dei mesi precedenti si sono immediatamente tramutate in voglia di iniziare al più presto la mia battaglia poiché finalmente ero sicura di chi sarebbe stato il mo nemico. Pochi giorni dopo è nato il mio blog, e con lui è nato il Signor H, ovvero il soprannome che ho affibbiato al mio scomodo “inquilino”. Potermi sfogare liberamente davanti ad uno schermo è stato fondamentale. Sapevo che quello era il mio spazio, lì ne potevo parlare come, quanto e quando volevo e 
chiunque poteva leggere se, quanto e quando voleva. Con il tempo poi ho capito che il racconto della mia esperienza poteva (e può) aiutare tanto e l’idea di poter essere per alcune persone, malati e non, ciò che altri avevano rappresentato per me è stata la spinta per non lasciare la scrittura nemmeno nei momenti più complicati della malattia. 
È stato un percorso che a tratti sembrava non avere mai fine. Tra alti e bassi dopo un anno ne sono uscita ed ho ripreso in mano la mia vita come e più di prima, ma ciò che questa esperienza mi ha lasciato non me lo potrà mai togliere nessuno. Eh sì, perché il cancro è sicuramente un periodo buio, un momento difficile, ma in quanto tale ha anche un rovescio della medaglia e va vissuto come una vera e propria opportunità. La mia grande forza l’ho dimostrata attraverso l’amore per la vita che giorno dopo giorno mi cresceva dentro. Non ho mai lasciato la mia quotidianità, anche se con ritmi sicuramente diversi, perché il Signor H mi ha insegnato che le cose più preziose sono proprio quelle alle quali purtroppo non facciamo caso, la salute in primis, ma anche i piccoli problemi di ogni giorno, le piccole soddisfazioni personali, la vicinanza di una persona, l’abitudine di un messaggio, un sorriso, un abbraccio. Ho imparato a non dare mai per scontato nessuno e nulla di ciò che vivo perché dopo essere passata per situazioni così complicate tutto ciò che viene vissuto come la normalità per me adesso è un vero e proprio respiro di libertà; dall’uscire con un’amica al poter prendere il sole d’estate senza preoccupazioni, dall’avere i capelli in testa al potermi lavare o fare pipì senza bisogno di aiuto. 
Ho capito soprattutto che il tempo è il dono più grande che abbiamo e che possiamo ricevere: nel momento in cui la malattia ha invaso in tutto e per tutto la mia vita mi sono resa conto che dovevo rivedere un po’ le mie priorità perché tutto quanto da un momento all’altro sarebbe potuto finire. In quei momenti non ci sono programmi che tengano… ho vissuto le cose per quello che erano senza bisogno di fare programmi, non avevo voglia di aspettare niente e nessuno per poter rincorrere i miei desideri.
Guarire da questa malattia è una liberazione indescrivibile, ogni giorno penso a quanto sono stata fortunata e ringrazio che il Signor H non sia più con me, ma in un certo senso credo che non me ne libererò mai: è impossibile non pensare a colui che mi ha insegnato a vedere le cose da un’altra prospettiva, a colui che ha contribuito a rafforzarmi e che mi ha aiutata a ritrovare un po’ me stessa. Sono contenta anche che abbia insegnato qualcosa a chi ha vissuto al mio fianco e in qualche modo ha lottato insieme a me. Forse a tanti può sembrare un paradosso, ma ci sono momenti in cui gli sono molto grata. Nonostante le sofferenze passate, nonostante i limiti che mi ha imposto, nonostante tutto".

martedì 23 agosto 2016

Hai avuto paura di morire?

Fino ad oggi mai nessuno si era azzardato a pormi questa domanda, neanche mentre facevo chemioterapia. Sono rimasta un po' spiazzata e non sapevo nemmeno come rispondere... ho dovuto davvero riflettere sulla risposta. 
Ho avuto paura di morire? 
Di getto avrei detto di no, ma pensandoci un po' su credo che invece indirettamente io ne abbia avuta molta. Sì, dico indirettamente, perchè, al di là della percentuale di sopravvivenza che mi hanno comunicato all'inizio delle cure, non è stato un pensiero costante per me. Se però devo parlare a cuore aperto non posso negare che il modo in cui mi sono rapportata alla malattia fa intuire tutt'altro. D'altronde cos'è la voglia di vivere e di godersi a pieno tutto e tutti, se non l'altra faccia della stessa medaglia?? Confucio diceva "Ognuno di noi ha due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una". Quindi sì, ho avuto paura di morire attraverso l'amore per la vita. E' ciò che mi è cresciuto dentro, è ciò che mi ha portato a non fermarmi, a continuare a fare ciò che avevo sempre fatto, anche se con ritmi diversi.
Ho avuto paura di morire nel momento in cui ho concesso il mio tempo anche quando non stavo bene e probabilmente anche coloro che mi amano hanno avuto la stessa paura se me ne hanno dedicato così tanto nonostante i diversi impegni che riempivano le loro vite. Ho percepito questa paura nei piccoli gesti, in messaggi inaspettati, in attenzioni quotidiane, in una telefonata di troppo.
Ho avuto paura di morire quando volevo qualcosa e non sopportavo di dover aspettare nemmeno un attimo per averlo. Forse il pensiero di poter stare peggio nei giorni seguenti mi ha resa anche prepotente a volte, ma è proprio il concetto del tempo a muovere i fili della vita di un malato. Non avevo voglia di aspettare, di rimandare nulla. Questa cosa devo dire che mi è rimasta anche ora: se desidero qualcosa, che sia mangiare un gelato, ascoltare una canzone, trascorrere una serata tra amici o fare qualcosa di particolare, cerco di farlo il prima possibile.
Ho avuto paura di morire più per gli altri che per me. Di questo sono abbastanza sicura. Paura che potessero stare male per la mancanza, che potessero smettere di godersi certe cose, paura di non poter continuare a condividere con loro alcune occasioni, alcuni momenti, la nostra quotidianità.

E soprattutto, se è vero che questa paura c'è stata, allora posso anche dire con certezza che non è svanita. Ma, così come ho fatto un anno fa, cerco di godermi a pieno l'altro lato di questa medaglia. Oggi è il momento giusto per vivere a pieno, per sentirsi migliori. Domani chissà...

martedì 22 marzo 2016

Flashback - Via il drenaggio!

Mentre ero ricoverata in ospedale il mio incubo più grande era la rimozione del drenaggio. Mi impressionava proprio vedere questo tubo uscire dal mio fianco e non c'erano rassicurazioni che tenessero: all'idea che mi venisse sfilato senza anestesia io non ci dormivo la notte. Guardavo il mio amore in faccia e scoppiavo a piangere sussurrando con un fil di voce che non volevo proprio toglierlo. Come se fosse possibile...
Dopo due giorni di ansia la dottoressa che era di turno per il giro di visite mi ha guardata in faccia e mi ha comunicato che il fatidico momento era arrivato. Le ho chiesto se mi lasciava mezz'ora di tempo per rendermi conto e farmi una ragione di quello che mi aspettava, ma la mia richiesta non è stata accolta.
Per l'ennesima volta in questi mesi mi sono trovata faccia a faccia con un infermiere che mi raccontava la sua vita nell'inutile tentativo di distrarmi mentre la dottoressa e un'altra infermiera mi ravanavano la ferita. Mi ribadiscono che non sarà così terribile come penso. "Già fatto??" chiedo dopo una fitta all'altezza delle costole. Mi risponde con la voce ironica e percepisco che sta sorridendo della mia paura: "Valentina, devi avere un attimo di pazienza, ho solamente toccato il drenaggio" e poi aggiunge "Lo so che fai un po' fatica, ma adesso devi fare dei bei respiri profondi". Va bene...proviamo a fare quello che mi dice.
Inspiro.
Espiro.
Inspiro.
Espiro.
Inspiro ancora...e sento che la dottoressa sussurra all'infermiera di tirare forte il drenaggio appena io butterò fuori l'aria. Col cavolo che espiro, adesso!!! Tiè!! Trattengo il respiro più che posso e loro scherzano dicendomi che non potrà durare per sempre. Sorrido e poi scoppio a ridere buttando fuori tutta l'aria.
Sento ogni centimetro del tubo sfilarsi dalla mia pelle, scivolando velocemente, poi all'improvviso un bruciore breve ma intenso. Capisco che l'incubo è finito e che mi è stato messo il punto per chiudere la ferita. Mi scende una lacrima di liberazione da tutta la tensione accumulata.
Pensandoci bene, adesso è tutta un'altra cosa! Ma... quanto si sta bene senza drenaggio???

giovedì 10 marzo 2016

Umidità

Umido il mio umore. No, non è bagnato, è umido, che è peggio. La rassegnazione sta lasciando spazio ad uno strano malessere. Malessere di chi ancora non ha una risposta, ma si sente che le cose non andranno come spera. Malessere che non ho mai provato, neanche la prima volta, nonostante ancora non conoscessi il Signor H. Mi dicono che adesso sarà più semplice, perché questa volta conosco bene il mio avversario. Non so se crederci.

Umide le scarpe, che rientrano in casa e vengono riposte nella vasca a sgocciolare. Il tempo di questi giorni non aiuta i pensieri. Neanche un raggio di sole che mi permetta di uscire e farmi una bella passeggiata in compagnia. Mi dicono che arriverà, che nei prossimi giorni forse si può sperare in un tempo migliore.

Umida la mia gola. Continuo a bere, a tenerla idratata. Cerco di fare uscire suoni che invece non escono come vorrei. Ricordo che la prima volta che ho incontrato il Signor H cantavo sempre, scacciavo le idee...ma stavolta non riesco neanche a fare questo. Mi dicono di avere un po' di pazienza, che è questione di qualche mese e poi sarà tutto come prima.

Umida la ferita, che non si può bagnare e che puzza come non mai. Umida io che devo lavarmi a pezzi e non vedo l'ora di farmi una doccia. Dicono che anche questo è questione di tempo. Mancano pochi giorni, e poi finalmente potrò togliere i punti.

Umidi i miei occhi, che ormai troppo spesso trattengono una voglia di piangere che non avevo mai avuto. Credo sia normale, arrivati a questo punto chiedersi il perchè. E non  tanto "perchè a me?", più che altro un rassegnato "perchè ancora?". Purtroppo però a questo non ho risposte.

venerdì 26 febbraio 2016

Ancora lui...

"Ho perso le parole...
eppure ce le avevo qua un attimo fa.
Dovevo dire cose,
cose che sai, 
che ti dovevo... 
che ti dovrei. 
Ho perso le parole...
può darsi che abbia perso solo le mie bugie.
Si son nascoste bene,
forse però, 
semplicemente,
non eran mie. 
Ho perso le parole...
oppure sono loro che perdono me. 
Io so che dovrei dire 
cose che sai,
che ti dovevo, che ti dovrei. 
Ma ho perso le parole...
vorrei che mi bastasse solo quello che ho, 
mi posso far capire 
anche da te, 
se ascolti bene...
se ascolti un po'.
Credi...
credici un po' !
Metti insieme un cuore e prova a sentire... 
e dopo credi,
credici un po' di più di più... davvero".
(Ligabue)


Valentina... per piacere, credici un po' di più... davvero!

mercoledì 24 febbraio 2016

Signor H...che mi combini??

No. La dottoressa non mi ha detto che va tutto bene. Nella Tac c'è qualcosa che non va: "A livello mediastinico si apprezza incremento dimensionale dell'impegno adenopatico a livello del mediastino anteriore con presenza di massa adenopatica [...] e modico incremento dell'impegno adenopatico del mediastino medio" dice il referto, che in poche parole significa che la massa tra i polmoni, il punto dal quale era partita la mia malattia, si è ingrossato. Ora...io non mi fascio assolutamente la testa prima di averla sbattuta e il mio sorriso non vacilla, ma le antenne le tengo dritte più che mai.
Di nuovo mi ribalteranno come un calzino e la prossima settimana farò PET, esami del sangue, visita, tutti i controlli del caso. Di nuovo un giorno sì e uno pure in ospedale, di nuovo silenzio durante le telefonate e i pasti. Di nuovo la me più tranquilla che viene fuori cercando di tranquillizzare gli altri e riderci sopra. Speriamo però che questa volta le cose prendano una piega totalmente diversa da un anno fa. Eh sì, perché è passato esattamente un anno dalla TAC che ci ha mostrato per la prima volta il Signor H...e mi sembra di avere già dato abbastanza! No??
Finger crossed!!! 

venerdì 5 febbraio 2016

Un testimone scomodo

Il 9 ottobre, famoso giorno della mia rinascita, in realtà non è stato tutto rose e fiori. La stessa sera hanno ricoverato una persona alla quale voglio molto bene. Non è veramente mia zia, ma io la considero a tutti gli effetti come tale. 
Fino a notte fonda io, il mio amore e i miei "cugini" siamo stati al pronto soccorso per capire cosa fosse successo, per capire il motivo del ricovero. Di nuovo paura, di nuovo il cancro che, senza bussare, entra nella nostra vita, di nuovo mille ricerche su internet, di nuovo quel nodo alla gola che rende faticoso anche solo dirsi una parola, di nuovo il silenzio. Ho provato in ogni modo a parlare, a spiegare alla sua famiglia quanto dovessero farsi forza in quel momento, quanto dovessero reagire, che in realtà averlo scoperto era stato solo un bene e che da quel momento iniziava la battaglia più importante che poteva risolvere davvero le cose... ma nei loro occhi, come è normale, c'era solo paura.
Ed io...io che solo poche ore prima avevo finito la mia lotta, che ero finalmente liberata e sollevata, mi sono sentita quasi in colpa di essere felice. È stato come passare un testimone scomodo.
È una cosa che non avevo mai detto, forse un po' per rispetto di questo suo momento, forse per scaramanzia. Adesso tutto è finito. È stata una grande guerriera...e finalmente è uscita da quest'incubo. Sono molto felice. Veramente.

martedì 12 gennaio 2016

Flashback - 14.37

Credo di averne già parlato da qualche parte: il giorno della biopsia io avevo una folle paura dell'anestesia totale... non ne avevo mai fatta una prima...
Ne ho parlato con tutti, avevo veramente il pallino per questa cosa. Una delle mie più care amiche allora mi ha consigliato una cosa: "quando ti portano in sala operatoria, guarda l'orologio e cerca di ricordarti l'ora precisa nella quale ti addormenti". E così è stato. Dal momento in cui gli infermieri hanno iniziato a girarmi intorno e a bucarmi mani e piedi ho capito che attraverso le flebo a poco a poco sarebbe iniziato l'effetto dell'anestesia. Ho puntato lo sguardo sull'orologio e non ho più pensato ad altro:
14.36
14.36
14.37
14.37
14.37
Me lo sono ripetuto in testa all'infinito per imprimerlo nella memoria. 14.37 ...poi mi sono addormentata. 
Una volta fuori dall'ospedale mia nonna ha anche provato a giocare questi due numeri al lotto, ma senza alcun risultato. D'altronde la cosa più importante era vincere la paura...e ce l'ho fatta!

martedì 15 settembre 2015

Flashback - 3...2...1...BOM!

In ematologia purtroppo o per fortuna siamo sempre in tanti. Un'unica sala d'aspetto per tutti coloro che devono fare gli esami del sangue, le visite o la terapia... Poi ci sono loro: i pazienti in attesa della BOM, la biopsia osteo-midollare. Sono esattamente come tutti gli altri, ma la loro espressione per me è inconfondibile perché mi ricorda il mio stato d'animo di quel giorno: è un misto tra ansia, paura e curiosità, visto che non si sa ancora a cosa si va incontro. Ecco...oggi vi racconto la mia prima ed unica (per fortuna) BOM. Ho pensato tanto se parlarne o meno, perché non vorrei spaventare o impressionare qualcuno, ma poi mi sono detta: dopo tutto quello che ho scritto come posso non raccontare la cosa che più mi è rimasta impressa di questi mesi??? Quindi facciamo così: se siete in attesa di fare una BOM o vi impressionate facilmente finite di leggere qua, altrimenti ecco a voi come ho passato lo scorso 14 aprile.
"Valentina Esse in ambulatorio biopsie!" Mi alzo e mi avvio verso lo stanzino. All'interno c'erano 3 persone: il chirurgo, l'assistente ed un'infermiera. Chiedo se può entrare uno dei miei genitori con me, ma mi rispondono che l'intervento è un po' impressionante e che quindi sarebbe stato meglio andare da sola (molto incoraggiante)! Mi hanno fatta sdraiare a pancia in giù e mentre loro si accingevano a preparare l'anestesia, io ero già nel panico più totale: se c'è una cosa che ho capito in questi mesi per ospedali è che quando il personale inizia a parlarti della sua vita o a farti domande con l'obiettivo di distrarti, allora puoi stare certa che andrai incontro a qualcosa di doloroso. E così è stato. L'anestesia brucia abbastanza: tocca con la punta dell'ago la parte dell'osso da prelevare. Già ne avevo abbastanza di quel leggero fastidio, quando l'infermiera mi ha preso le braccia, se le è messe intorno al collo e, a 10 cm dalla mia faccia, ha iniziato a raccontare dei fiori che aveva piantato nell'orto e di suo figlio in giro per il mondo. Tutta una scusa per tenermi ferma e "mentalmente impegnata", ovviamente. 
Non fanno in tempo a dirmi di stare immobile che sento QUELLO strumento. Io non so cosa fosse, né che forma avesse, ma mi sono creata un'immagine mentale in base al l'orribile sensazione che ho provato. Doveva essere un misto tra un levatorsoli e un cavatappi, o meglio, un levatorsoli filettato. Insomma, fatto sta che finché entrava nella carne l'anestesia ha funzionato alla grande, ma appena ha iniziato a girare per entrare avvitandosi nell'osso del mio povero bacino io credo di aver recitato mentalmente in un solo secondo tutte le imprecazioni conosciute e non. Ricordo di avere anche chiesto all'infermiera di smettere di parlare dei suoi maledetti fiori. Una volta inserito il levatorsoli, ecco arrivare il peggio del peggio. È bastato un colpo laterale del chirurgo e... CRIC... il pezzo d'ossicino si è staccato di colpo! Brrrr!  Io quel cric non lo scorderò mai più, e non scorderò neanche la successiva sensazione di sottovuoto che ho provato mentre finalmente l'osso veniva estratto. Praticamente è come essere una bottiglia di spumante in attesa di essere "stappata"...
Alla fine mi sono rialzata. Il chirurgo mi ha chiesto se volessi vedere il mio pezzetto di osso: un cilindretto sottile che galleggiava in una sostanza gelatinosa trasparente. Neanche così impressionante. Sono uscita dallo stanzino dopo un quarto d'ora di tortura tenendomi premuta la benda. Al di sotto un semplice puntino. Incredibile come una cosa così fastidiosa possa non lasciare tracce e durare così poco. Non ne vale neanche la pena...

martedì 11 agosto 2015

Heisenberg rules...

Due pazienti in attesa della PET:
- "Ho appena avviato una nuova attività, io e mia moglie stiamo pensando a un figlio... Vado dal dottore e di colpo la mia vita si trasforma in...bah! Comunque, questa cosa mi ha fatto aprire gli occhi: ho ceduto il controllo della mia vita. Come dice il proverbio ebraico, l'uomo programma e Dio ride..."
- "Questa... è... una grande cazzata."

- "Mi scusi??!!"
- "Mai cedere il controllo. La diriga lei la sua vita."
- "Sì... capisco cosa intende...ma il cancro è cancro e..."
- "Bah... al diavolo il cancro!! Io convivo con il cancro da quasi un anno. E' come una condanna a morte secondo la maggior parte della gente...ma, tutto sommato, fin dalla nascita abbiamo una condanna a morte! Quindi, a intervalli regolari, vengo qui a fare i miei controlli sapendo bene che, una di queste volte, magari anche oggi, mi daranno brutte notizie. Ma finché non accade la mia vita la dirigo io. Non ne cedo il controllo."

Eisenberg in "Breaking Bad - Puntata 4x08"

mercoledì 8 luglio 2015

Un male bestiale!

Sono giorni difficili. Il caldo mi sta sciogliendo e le braccia mi fanno un male terribile. Da tre notti non riesco a dormire e, giuro, non ne posso più.
Ho chiamato in reparto per sapere come risolvere la situazione, ma mi hanno risposto che questo dolore è normale e comune nelle persone sottoposte alla mia chemioterapia: le vene sono talmente caricate e piene di farmaci che si stanno irritando. Bruciano davvero tanto e, di conseguenza, faccio fatica ad utilizzare le braccia. Il vero problema è che non c'è una vera e propria soluzione, se non alleviare il fastidio con impacchi di ghiaccio e massaggiare le braccia con un gel antiinfiammatorio. Per ora però non ho ottenuto grandi risultati e, anzi, stanotte sono arrivata ad un livello di dolore quasi insopportabile e quindi, pur di riuscire a dormire, mi sono presa un antidolorifico abbastanza forte, anche se avrei volentieri evitato perché sto già prendendo tanti tanti farmaci e non mi piace imbottirmi di medicine.
Più che altro, non riesco a smettere di pensare che mancano ancora tre mesi e mezzo alla fine della cura e che le mie vene saranno sempre più piene di farmaci. Quindi: se già adesso non sopporto più nulla, come farò in futuro? E poi penso anche che gli unici lavoretti che faccio al momento (al di fuori dello studio) sono torte e bomboniere...ed entrambe le cose richiedono manualità e precisione. Ora non riesco a fare nulla. O meglio, lo faccio, ma con tanta fatica. Sono demoralizzata. 

venerdì 17 aprile 2015

Stella stellina, la chemio si avvicina...

Mancano 4 giorni all’inizio della chemio. Negli ultimi due non sono stata benissimo perché il Signor H ha pensato bene di far sentire la sua presenza e quindi ho avuto un prurito bestiale e un po’ di oppressione al petto…soprattutto di notte. Nonostante ciò sto bene e, anzi, il mio morale è alle stelle. Dal post in cui dicevo di avere paura è passata quasi una settimana e sto riuscendo abbastanza bene a placare questo sentimento. Ovviamente il merito è anche un po’ della mia armata corazzata, di tutte quelle persone che mi stanno scrivendo e che mi stanno vicine ogni giorno a modo loro. Non ho parole per tutto l’affetto che sto ricevendo: dalla lettera supercommovente (ormai lo sapete che sono un po’ pappamolle), ad un messaggio, una parola, un semplice sorriso… GRAZIE!
Ho capito che non ha senso avere paura perchè nella grande guerra che dovrò affrontare la chemio è senza dubbio mia alleata. Un’alleata un po’ stronza, diciamo, ma pur sempre un’alleata. Ho deciso perciò che sfoggerò il mio miglior sorriso anche la mattina in cui dovrò presentarmi al Day Hospital. Che poi al Signor H vada bene o no una coinquilina in più ancora non posso saperlo, ma ovviamente vi farò sapere come reagirà...

lunedì 13 aprile 2015

Impaurita, pappamolle e masochista

Prima o poi doveva arrivare. Lo aspettavo da tempo ed ecco…in questo week-end si è fatto vivo il malumore. Ho passato due giornate ME-RA-VI-GLIO-SE, niente da dire, ma dentro mi sono sentita un po’ persa.
Sarà che la mia attenzione fino a giovedì scorso era totalmente concentrata sugli ovociti, sulle punturine e sul bombardamento ormonale, ma adesso è come se avessi girato pagina. Ora è diverso. In questi giorni terminerò gli ultimi controlli e vedo sempre più vicino il momento in cui dovrò affrontare la chemio.
Ho paura.
Credo sia lecito avere paura.
È difficile ammettere di avere paura.
Ebbene sì… dietro la corazza che negli ultimi tempi mi sono costruita rimango sempre e comunque la solita pappamolle. Non c’è niente da fare. E invece di distrarmi cosa faccio?? Continuo a leggere altri blog, altre situazioni di persone che vivono o hanno vissuto questa situazione. Chiamatemi masochista, ma in questo modo io mi sento meglio. In un certo senso provo ad analizzare ciò che hanno passato gli altri per capire come dovrei affrontare il tutto. Devo metabolizzare da sola questa paura, esattamente come ho fatto quando ho scoperto di dover convivere con il Signor H.
Io so di potercela fare.
Io ce la devo fare.
Io e i miei due sorrisi ce la dobbiamo fare.

È difficile ammettere di avere paura… ma anche questa ormai è fatta…