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martedì 23 agosto 2016

Hai avuto paura di morire?

Fino ad oggi mai nessuno si era azzardato a pormi questa domanda, neanche mentre facevo chemioterapia. Sono rimasta un po' spiazzata e non sapevo nemmeno come rispondere... ho dovuto davvero riflettere sulla risposta. 
Ho avuto paura di morire? 
Di getto avrei detto di no, ma pensandoci un po' su credo che invece indirettamente io ne abbia avuta molta. Sì, dico indirettamente, perchè, al di là della percentuale di sopravvivenza che mi hanno comunicato all'inizio delle cure, non è stato un pensiero costante per me. Se però devo parlare a cuore aperto non posso negare che il modo in cui mi sono rapportata alla malattia fa intuire tutt'altro. D'altronde cos'è la voglia di vivere e di godersi a pieno tutto e tutti, se non l'altra faccia della stessa medaglia?? Confucio diceva "Ognuno di noi ha due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una". Quindi sì, ho avuto paura di morire attraverso l'amore per la vita. E' ciò che mi è cresciuto dentro, è ciò che mi ha portato a non fermarmi, a continuare a fare ciò che avevo sempre fatto, anche se con ritmi diversi.
Ho avuto paura di morire nel momento in cui ho concesso il mio tempo anche quando non stavo bene e probabilmente anche coloro che mi amano hanno avuto la stessa paura se me ne hanno dedicato così tanto nonostante i diversi impegni che riempivano le loro vite. Ho percepito questa paura nei piccoli gesti, in messaggi inaspettati, in attenzioni quotidiane, in una telefonata di troppo.
Ho avuto paura di morire quando volevo qualcosa e non sopportavo di dover aspettare nemmeno un attimo per averlo. Forse il pensiero di poter stare peggio nei giorni seguenti mi ha resa anche prepotente a volte, ma è proprio il concetto del tempo a muovere i fili della vita di un malato. Non avevo voglia di aspettare, di rimandare nulla. Questa cosa devo dire che mi è rimasta anche ora: se desidero qualcosa, che sia mangiare un gelato, ascoltare una canzone, trascorrere una serata tra amici o fare qualcosa di particolare, cerco di farlo il prima possibile.
Ho avuto paura di morire più per gli altri che per me. Di questo sono abbastanza sicura. Paura che potessero stare male per la mancanza, che potessero smettere di godersi certe cose, paura di non poter continuare a condividere con loro alcune occasioni, alcuni momenti, la nostra quotidianità.

E soprattutto, se è vero che questa paura c'è stata, allora posso anche dire con certezza che non è svanita. Ma, così come ho fatto un anno fa, cerco di godermi a pieno l'altro lato di questa medaglia. Oggi è il momento giusto per vivere a pieno, per sentirsi migliori. Domani chissà...

giovedì 17 marzo 2016

Sole, cuore, amore

Sono uscita per i fatti miei dopo dieci giorni di quasi completa clausura. Nonostante il braccio sia ancora leggermente limitato nei movimenti per via delle ferite che tirano la pelle, riesco già a guidare abbastanza bene. Appena salita in macchina la radio è partita a tutto volume e io, sovrappensiero ho iniziato a cantare come una pazza. Inutile dire che sono bastati tre secondi netti per rendermi conto che dalla mia bocca non uscivano affatto i suoni che volevo. Ho infatti rantolato qualche parola provando a cantare, ma al massimo sono riuscita ad emettere un sussurro senza senso. Questa condizione mi innervosiva a tal punto, che ho dovuto spegnere lo stereo e lasciare perdere. Ora... non è che io sia particolarmente intonata, ma cantare mi ha sempre fatto stare bene. Proprio bene.
Una volta a casa mi sono addormentata sul divano e, al mio risveglio, ho avvertito un punto fermo in gola. Per la prima volta ho sentito davvero il punto esatto in cui non sento la corda vocale. Sembra un paradosso, lo so, ma è complicato provare a spiegare questa sensazione. Mi sembra di avere una minuscola briciola incastrata lì dentro, alla base del collo, dove il nervo si è paralizzato. Fino a quel momento il fastidio era sempre stato generale, non così localizzato. E allora non so cosa sia scattato nella mia testa, ma mi sono detta che forse il cortisone non bastava, che forse ci vorrebbe più impegno anche da parte della sottoscritta nonostante la logopedia non sia ancora iniziata, che dovrei provare a fare qualcosa per questa benedetta situazione e questo "qualcosa" potrebbe passare attraverso il canto. Per mia fortuna, sono abbastanza consapevole del funzionamento del sistema fonatorio e del modo in cui sfruttarlo, quindi, con tutta la calma di questo mondo, mi sono messa d'impegno a cercare suoni e canzoni da provare per dare una smossa alla corda vocale paralizzata. 
Ero super felice, perchè sentivo che la voce migliorava un pochino ogni volta che emettevo un suono a ripetizione. O così mi sembrava. Non so se realmente il mio impegno sia servito a qualcosa o semplicemente la corda destra, per compensare la mancanza della sua gemella, si sia sforzata fino a fare uscire qualcosa di decente. Fatto sta che dopo dieci minuti dalla fine degli "esercizi" tutto era tornato esattamente come prima. 
Dopo qualche ora ci ho riprovato, volevo fare sentire al mio amore i risultati. Volevo fargli sentire che un pochino di voce piano piano usciva. Di risposta mi sono sentita dire: "amore, senza offesa, ma mi sembri Aldo (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) quando fa il tenore e canta Dammi tre parole". Cioè?? Sono corsa a guardarmi il video e...no, non era affatto un complimento.
La mia carriera di cantante è caduta a picco. Miseramente. Rivoglio la mia voceeee!

martedì 5 gennaio 2016

Agitato andante

Da quando è iniziato il nuovo anno respiro aria di agitazione. Si avvicina il periodo dei controlli e l'idea di tornare a fare esami non mi fa proprio impazzire. In questi momenti poi capisco quanto il Signor H abbia lasciato il segno in tutti i componenti della mia grande armata. Il mio amore in particolare è allarmato in ogni cosa che faccio. Se mi gratto, se sudo di notte, se faccio fatica a fare le scale, se sono troppo fredda o troppo calda in fronte... un delirio! E io capisco che lo faccia per il mio bene, ma magari basterebbe tenere in conto che con il freddo di questi giorni qualche malanno ci può stare per tutti e che io, con ciò che ho passato e con i miei ormoni impazziti, possa avere qualche squilibrio in più. Oggi, esasperata, ho chiamato l'ospedale per chiedere la data della mia prossima TAC ed approfittandone ho anche chiesto se questi problemini fossero normali. Per fortuna la mia dottoressa ha subito capito il punto della questione e "per tranquillizzare le cose puoi venire la prossima settimana a fare un controllino, così con questo pretesto passi anche a salutarci". Perfetto. Risultato: controllo il 13 e TAC il 17. 
13 e 17...ci rendiamo conto?? Che poi, io non sono per niente superstiziosa, ma che numeri del cavolo! Calma, Vale... andrà tutto molto bene anche questa volta! :)

domenica 22 novembre 2015

Il mio adorato turbante...

Lo ammetto: con l'avvento del freddo sto diventando più pigra e, piuttosto che perdere un paio di minuti davanti allo specchio a fare il turbante, preferisco infilarmi una cuffia e via... Sicuramente più pratico e comodo, però questo look invernale non mi convince del tutto... il turbante è un'altra cosa. Ho studiato tanto come farlo finché non ho trovato qualcosa che mi piacesse veramente indossare ed ora è così radicata l'abitudine di averlo addosso, che ormai lo sento parte di me. 
L'altro giorno la mia amica V. mi ha chiesto se mi stessero già crescendo i capelli sotto, poi ha aggiunto che "mi fa strano pensarti di nuovo con i capelli. Quando penso a te, ti penso con il turbante..ormai mi sono abituata". E in effetti anche io mi ci sono abituata. Ogni tanto guardo le foto di qualche mese fa e davvero mi sembra strano rivedermi con la mia lunga chioma... Il fatto è che, in un certo senso, non mi sento più quella lì. Il turbante nel bene o nel male mi ha cambiata.. è un po' come se fosse stato il "simbolo" più palese della mia lotta contro il Signor H. 
Anche se è ancora lontano (o almeno così credo, perché i capelli per ora sono solo un ruvido velo quasi invisibile), penso spesso al momento in cui dovrò toglierlo...e sarà abbastanza triste "archiviare" tutti i miei foulard, tutti quei colori che mi sono portata in testa per mesi. Ho promesso che l'ultima volta che lo indosserò farò un video-tutorial da inserire qua sul blog...in onore dei vecchi tempi in ospedale, quando le signore mi fermavano per sapere dove l'avessi comprato e io snodavo il turbante e poi lo rifacevo per far capire loro quanto fosse semplice. Sarà una sorta di "eredità" che lascerò a chiunque passerà di qua, a chiunque abbia voglia di affrontare un duro percorso con ottimismo... e così un pezzetto di me sarà sempre con voi :)

giovedì 13 agosto 2015

Ritorno alla routine...

Dopo 4 giorni trascorsi tra Croazia e Slovenia, ieri sono tornata a casa. È stata una vacanza improvvisata bellissima. Non propriamente rilassante, ma bellissima. Abbiamo visto così tante cose e siamo passati per così tanti posti che non ho proprio avuto tempo di pensare a nulla. Ho staccato la spina in tutto e per tutto. Meraviglioso.
Inutile dire che sarei stata volentieri a zonzo qualche giorno in più, ma la mia "quotidianità ospedaliera" mi ha riportata subito con i piedi per terra! È settimana di terapia ed io non ne ho proprio voglia. Non ho voglia di non stare bene, di sentire di nuovo il sapore dei farmaci in bocca, di starmene a letto fiacca, di sentire le vene pulsare. Questi mesi si iniziano a far sentire ed io sono un pochino stanca. In ogni caso non ci posso fare nulla, quindi eccomi qua in Day Hospital in attesa del prelievo...d'altronde un buco ogni tanto ci vuole... non sia mai che io perda l'abitudine...!

giovedì 30 luglio 2015

Nuove perdite...

Se perdere i capelli non è stato proprio il massimo, perdere ciglia e sopracciglia per me è stato un dramma. Quando hanno iniziato ad essere sempre meno folte il mio viso ha assunto definitivamente le sembianze della malattia ed io sono andata nel panico. Non era possibile: avevo sempre reagito tranquillamente a tutto e invece questa cosa mi stava buttando a terra... avevo bisogno di trovare soluzioni!
E così ho comprato la prima matita per sopracciglia della mia vita. Ho stressato per un'ora la commessa per scegliere il colore e perché mi mostrasse come usarla. Io mi sono sempre truccata pochissimo e non sapevo proprio da dove iniziare. Adesso, a distanza di tre settimane, devo dire che sto iniziando a prenderci la mano. Ieri sono tornata a comprare la matita perché la prima era ormai finita; la stessa commessa mi ha riconosciuta e mi ha detto che avevo fatto così bene le sopracciglia che per un attimo aveva pensato che fossero tatuate. Ora... io non so se è lo pensava realmente o se lo ha detto al fine di vendermi un'altra matita, ma sono comunque uscita dal negozio estremamente soddisfatta!!!
Le ciglia invece sono terribili. Ad oggi me ne sono rimaste 14 (lo so, sono patetica, ma le ho contate) e credo che sia l'unica cosa per la quale non riesco a trovare un rimedio. Finché ne avevo qualcuna in più bastavano una riga di matita e una passata di mascara: non si vedeva assolutamente che le stavo perdendo, che erano meno folte. Ora invece mettere la matita è un'impresa, perché il bordo dell'occhio non è più delineato dalle ciglia e quindi vado tutta storta. Maledizione...! Del mascara invece non ne parliamo neanche... ho provato a continuare a metterlo, ma è servito solo ad accentuare il fatto che mi sono rimasti tre ciuffi tutti spelacchiati qua e là... una roba oscena. Insomma...mi devo rassegnare. Manderò il mio adorato mascara letargo per qualche mese, ovviamente con la speranza di poterlo risvegliare il prima possibile...!

lunedì 25 maggio 2015

Signor H dentro...e fuori...

Avevo rimandato il momento fino all'ultimo momento, ma sabato ho preso la drastica decisione di rasarmi. In realtà prima sono stata 4 giorni senza fare la doccia. Mi lavavo a pezzi perché sapevo che nel momento in cui mi sarei lavata la testa avrei perso un quintale di capelli. E così è stato. Ho praticamente riempito il water di ciocche. Forse avrei resistito ancora per qualche giorno senza che si vedessero i "buchi" di capelli, ma ero davvero stanca di trovarmene ovunque.
Mi ha rasata mio fratello. O meglio...la moglie di mio padre tagliava con le forbici il grosso, il mio moroso mi teneva strette le mani e mio fratello si era impadronito del rasoio. Ho preferito che lo facesse lui perché era l'unica persona di cui mi preoccupavo per l'impatto visivo che avrebbe avuto. Non volevo presentarmi a casa sua così tanto cambiata di colpo..ed in questo modo lui ha vissuto tutto come un gioco, vedendo gradualmente la mia "pelataggine" diventare realtà.
Devo dire che non è bellissimo avere la testa come un uovo sodo. Non è bello per niente. Forse a maggior ragione perché sono una donna che ha sempre avuto i capelli lunghi e non se li è mai voluta fare tagliare neanche di un centimetro. Il fatto è che il Signor H, che finora è sempre stato dentro di me e segreto agli occhi di tutti, in qualche modo si è palesato. Ma prima o poi sarebbe dovuto succedere ed avrei dovuto reagire positivamente. Come sapete avevo già provveduto con un po' di shopping preparandomi a questo momento... ed ora sono molto tranquilla. La cosa in realtà mi fa anche un po' ridere perché non ho mai dato importanza al mio look e invece adesso mi curo più che mai. Adoro i miei foulard ed i miei orecchini grandi che fanno sembrare un po' meno vuoto il collo. Mi piace riempirmi di colore, fare gli abbinamenti e truccarmi. Mi sento normalissima e, allo stesso tempo, un po' fuori di testa!
Ieri mattina ad una festa ho incontrato un vicino di casa che non sa assolutamente nulla del Signor H: "Stai bene con il foulard in testa! Dovresti metterlo più spesso!" mi ha detto.
"Sai cosa ti dico?? Credo proprio che lo metterò tutti i giorni!" 

lunedì 18 maggio 2015

Shopping time!

Capelli per terra, in mano, sul cuscino, sulle maglie. Capelli ovunque.
Non si tratta ancora di intere ciocche, ma ne perdo un’infinità. C’è chi mi dice che è normale perderli con il cambio di stagione, che la mia è solo suggestione, ma io so benissimo di non averne mai persi così tanti e che si sta solamente avvicinando il momento in cui il Signor H si paleserà.
Non è certamente il problema peggiore, come ho già detto, ma l’idea non mi entusiasma neanche. In ogni caso tramite alcuni video tutorial ho già imparato come si mettono i foulard in testa e domani credo che ne andrò a comprare qualcuno…di quelli belli colorati ovviamente! So già che poi mi farò prendere dalle manie di grandezza ed arriverò ad averne decine...ma devo pur coccolarmi un pochino, no???

venerdì 17 aprile 2015

Stella stellina, la chemio si avvicina...

Mancano 4 giorni all’inizio della chemio. Negli ultimi due non sono stata benissimo perché il Signor H ha pensato bene di far sentire la sua presenza e quindi ho avuto un prurito bestiale e un po’ di oppressione al petto…soprattutto di notte. Nonostante ciò sto bene e, anzi, il mio morale è alle stelle. Dal post in cui dicevo di avere paura è passata quasi una settimana e sto riuscendo abbastanza bene a placare questo sentimento. Ovviamente il merito è anche un po’ della mia armata corazzata, di tutte quelle persone che mi stanno scrivendo e che mi stanno vicine ogni giorno a modo loro. Non ho parole per tutto l’affetto che sto ricevendo: dalla lettera supercommovente (ormai lo sapete che sono un po’ pappamolle), ad un messaggio, una parola, un semplice sorriso… GRAZIE!
Ho capito che non ha senso avere paura perchè nella grande guerra che dovrò affrontare la chemio è senza dubbio mia alleata. Un’alleata un po’ stronza, diciamo, ma pur sempre un’alleata. Ho deciso perciò che sfoggerò il mio miglior sorriso anche la mattina in cui dovrò presentarmi al Day Hospital. Che poi al Signor H vada bene o no una coinquilina in più ancora non posso saperlo, ma ovviamente vi farò sapere come reagirà...

lunedì 13 aprile 2015

Impaurita, pappamolle e masochista

Prima o poi doveva arrivare. Lo aspettavo da tempo ed ecco…in questo week-end si è fatto vivo il malumore. Ho passato due giornate ME-RA-VI-GLIO-SE, niente da dire, ma dentro mi sono sentita un po’ persa.
Sarà che la mia attenzione fino a giovedì scorso era totalmente concentrata sugli ovociti, sulle punturine e sul bombardamento ormonale, ma adesso è come se avessi girato pagina. Ora è diverso. In questi giorni terminerò gli ultimi controlli e vedo sempre più vicino il momento in cui dovrò affrontare la chemio.
Ho paura.
Credo sia lecito avere paura.
È difficile ammettere di avere paura.
Ebbene sì… dietro la corazza che negli ultimi tempi mi sono costruita rimango sempre e comunque la solita pappamolle. Non c’è niente da fare. E invece di distrarmi cosa faccio?? Continuo a leggere altri blog, altre situazioni di persone che vivono o hanno vissuto questa situazione. Chiamatemi masochista, ma in questo modo io mi sento meglio. In un certo senso provo ad analizzare ciò che hanno passato gli altri per capire come dovrei affrontare il tutto. Devo metabolizzare da sola questa paura, esattamente come ho fatto quando ho scoperto di dover convivere con il Signor H.
Io so di potercela fare.
Io ce la devo fare.
Io e i miei due sorrisi ce la dobbiamo fare.

È difficile ammettere di avere paura… ma anche questa ormai è fatta…

venerdì 3 aprile 2015

Sangue del suo sangue...

Ancora non ho scritto nulla a riguardo, ma io conoscevo già da tempo il Signor H, anche se solo per sentito dire. Lo conoscevo perché purtroppo ha convissuto anche con il mio papà quando lui aveva 16-17 anni. Questa malattia non è assolutamente ereditaria. I medici hanno subito messo in chiaro che è solo una questione di sfiga. Che gioia…
Da quando sono piccola ho sempre sentito raccontare da mia nonna del fatto che mio padre sia stato poco bene da giovane e di quanto abbia sofferto per le cure. Sapevo anche che era stato operato, poiché da piccola chiedevo perché avesse una cicatrice enorme al centro del torace. Il fatto è che più di 30 anni fa era tutta un’altra cosa: per prima cosa veniva asportata la milza (produttrice di globuli bianchi e quindi potenzialmente “responsabile” della malattia), poi si veniva sottoposti alla chemio, che era decisamente più tosta e più grezza di quanto non sia adesso. Quando ho saputo che la mia malattia poteva essere qualcosa del genere, o addirittura la stessa identica cosa, mi sono abbattuta moltissimo. Poi però i medici hanno fatto chiarezza spiegandomi quanto le cure siano cambiate da allora e per me è stato un sollievo. Anche se il mio percorso non sarà sicuramente una passeggiata, credo che riuscirò ad affrontarlo con maggiore serenità.
Chi proprio invece non si fa una ragione di tutta questa situazione è proprio il mio papà. Mi fa tanto male vederlo così preoccupato e demoralizzato. Continua a dire che io non me lo merito e che lui per ospedali aveva già passato così tanto tempo da poterlo tranquillamente risparmiare sia a me che a mio fratello. Entrando nello stabile di ematologia vedo che il suo sguardo cambia. I suoi ricordi sono assolutamente negativi… Di tutto il reparto in cui era ricoverato è purtroppo rimasto solo lui e ci ha messo più di 2 anni per guarire, mentre io dovrei cavarmela in “soli” sei mesi.
Appena ha saputo che stavo per passare per ciò che ha passato lui mi ha detto al telefono solo una frase: “Vale, mi raccomando: io e te due rocce!!”. Ma certo…io sarò una roccia! E come potrebbe essere altrimenti? D’altronde, ora più che mai, sono sangue del suo sangue!

giovedì 2 aprile 2015

Tu chiamale se vuoi... iniezioni!

Una delle cose con le quali ho dovuto (per forza) acquisire familiarità sono le punture…
Tutto è iniziato con le iniezioni post-operatorie di calcioparina. Inizialmente ero disperata perché non sapevo come fare né a chi avrei affidato il compito di forarmi la pancia. La prima sera in cui dovevo iniettare la calcioparina ero in casa con un’amica e il mio moroso. Dei tre nessuno era capace e quindi non sapevamo assolutamente come muoverci, poi per fortuna il mio amore si è deciso ed ha preso in mano la situazione. Se mi sono fidata di lui in quell’occasione può stare tranquillo per sempre: ancora rido come una matta se penso che, guardando un video-dimostrazione su youtube, provava nell’aria la velocità e l’angolazione con le quali sarebbe dovuto entrare nella pelle. Da quella sera era diventato il mio infermiere ufficiale ed ogni sera mi raggiungeva per fare la punturina. Nonostante la dose fosse minima, il liquido bruciava parecchio e quindi purtroppo non era proprio un’esperienza piacevole.
In seguito ho iniziato la procedura per la crioconservazione degli ovociti… mi tocca sempre fare una puntura al giorno, ma questo nuovo medicinale non mi dà alcun fastidio, quindi una sera mi sono fatta coraggio ed ho deciso di provare da sola. Dall’ansia non riuscivo nemmeno a bucare la pelle, però devo ammettere che non è una manovra particolarmente difficile e neanche fa così schifo come pensavo. Giorno dopo giorno ci sto prendendo sempre più la mano. Mai avrei pensato di potermi forare la pancia con così tanta nonchalance.
In questi ultimi giorni le dottoresse hanno intensificato la cura aggiungendo altre due iniezioni serali al solito farmaco indolore. Una di queste punture, oltre ad essere costosissima, mi brucia e mi provoca una sorta di reazione allergica: la zona mi diventa tutta rossa e si gonfia come se mi avesse punto un insetto. Nonostante ciò resisto e continuo ad ostinarmi nel fare da sola le iniezioni. Non mi dà alcun fastidio. Addirittura una sera, dopo aver preparato tutte le soluzioni, ho iniziato a bucarmi la pancia mentre i miei suoceri ancora stavano cenando. Ovviamente mi hanno fatto notare che non fosse proprio il massimo della vita vedermi mentre lo facevo, quindi ora cerco di stare più attenta a non farle più in “pubblico”: se sono al ristorante o a casa di qualcuno prendo le mie belle soluzioni e mi chiudo in bagno a sforacchiarmi la pancia.
A queste punture serali si aggiungono ovviamente tutte quelle nelle braccia. Tra prelievi ed iniezioni ho le braccia che ormai sono diventate un colabrodo. Talmente livide che le infermiere fanno fatica a trovare le vene. Ma si può?? Prima o poi qualcuno, come mi ha fatto notare mia mamma, mi prenderà per una tossica cronica…

martedì 31 marzo 2015

No secret...no problem!!

Quando ho scoperto ciò che mi stava succedendo avevo davvero creduto di poter tenere nascosto il mio “problema” a tutti coloro che non fanno parte della mia schiera di amici e parenti più stretti. In realtà poi ho capito che questo comportamento non ha alcun senso sia per me che per gli altri. Nascondere qualcosa significherebbe storpiare la mia personalità, poiché è comprensibile che il Signor H nell’ultimo periodo sia il mio pensiero costante. Inoltre, visto che prima o poi sarà comunque palese, si rischia solo di creare imbarazzo nelle persone intorno. Il fatto è che non è facile essere “la malata”, ma mi sto rendendo conto che non è semplice nemmeno stare vicino alla malata. Parlare di questo tema per me è diventata ormai una questione semplice e quotidiana, mentre tutti coloro che mi conoscono magari fanno fatica ad affrontarlo per paura di farmi soffrire o di dire qualcosa di sbagliato. Sto scrivendo questo blog perché io ne parlo volentieri. È un tema molto scomodo, ma raccontare ciò che mi succede e ciò che penso in questa situazione è per me motivo di sfogo e mi fa piacere.
Domenica, mentre pranzavamo tutti insieme, la moglie di mio padre mi ha avvisata: “preparati, perché le voci stanno già girando e non avrai più pace”. In effetti loro vivono in un paesino di 4000 anime e tutti sanno tutto di tutti. A me sinceramente importa il giusto. Capisco la “protezione” da parte dei familiari, ma non mi interessa se per 10 minuti sarò il tema di conversazione della gente… tanto poi a nessuno fregherà più nulla ed intorno rimarranno solo le persone che davvero ci tengono a me, malata o no. Come dice mio nonno: “Vale, fai bene a prenderla così. Non hai mica fatto niente di male…ti è solo capitata una sfiga”.
Bene…!!! Che io sia sfigata o malata…nessun segreto… nessun problema!!!

domenica 29 marzo 2015

Un amore così grande...

Da 11 anni e mezzo è entrata a far parte della mia vita una persona speciale con cui ho un rapporto ed una complicità unici. È arrivato quando ormai, dopo averlo desiderato tanto, non ci speravo più, e ora, nonostante i tanti anni che ci dividono, siamo inseparabili. Mio fratello è una di quelle cose per cui vale davvero la pena di vivere. Abitiamo a 50 km di distanza e ci vediamo solamente un giorno a settimana, ma quando siamo insieme è come se non ci lasciassimo mai.
Posso raccontargli forse del Signor H? Come vivrà la cosa ora che è così piccolo? Mi sono chiesta più volte tutto questo, senza sapere bene che risposta darmi. Pensavo che, sentendo parlare di questo problema in casa, si creasse un collage mentale di informazioni, facendosi così un’idea di ciò che stava succedendo. E invece no. Mio fratello non ne voleva proprio sapere. Se sentiva parlare di qualsiasi cosa riguardasse il Signor H si immetteva nella conversazione cercando di cambiare discorso, e se non ci riusciva si chiudeva in una stanza o addirittura fuori dalla porta d’ingresso. Io per lui non posso stare male. Punto.
Da un certo punto di vista mi rendeva felice sapere che con mio fratello il Signor H non avrà vita facile, perché grazie a lui tutti i brutti pensieri erano vietati e rimandati. Dall’altra sapevo che in qualche modo il momento di parlarne sarebbe sicuramente arrivato, poiché prima o poi mi avrebbe visto cambiare e si sarebbe fatto qualche domanda…!
Quel momento è arrivato oggi…
Sapevo che la moglie di mio padre gli aveva già accennato qualcosa a riguardo, quindi nel momento in cui ci siamo trovati soli in macchina abbiamo iniziato a parlare. Lui mi ha detto tutto ciò che aveva capito fino a quel momento ed io gli ho spiegato tutto ciò che dovrò affrontare ed i cambiamenti fisici che vedrà in me. Ho visto la sua faccia un po’ stranita nel momento in cui si è parlato di chemio e di caduta dei capelli.
Mio fratello ha la capacità di tenere viva in me quella gioia e quella spensieratezza che solo un bambino può avere, e per questo gli ho detto che insieme avremmo dovuto sorridere e scherzare come sempre, perché il sorriso è l’arma con cui lui può aiutarmi ad affrontare questo periodo abbastanza balordo. Ovviamente ho messo in chiaro che ci vorrà un po’ di tempo, ma che tornerà tutto come prima. Anche meglio di prima.
Finita questa “scomoda” conversazione, come sempre, ha cambiato discorso. Durante la giornata poi però abbiamo riso e scherzato; mi ha abbracciato e baciato anche più del solito. Messaggio recepito. Perfetto.
Solo un dubbio gli era rimasto, e quando è arrivato il momento per me di tornare a casa mi ha seguita fino in macchina per impedirmi di andare via: mio fratello ha paura di non poter più passare giornate intere insieme come facciamo adesso. Abbiamo fatto un patto: io proverò in ogni modo a mantenere i miei ritmi e, se non ci riuscirò, sarà lui a venire in qualche modo a Bologna per stare un po’ con me.
Mettere in chiaro con lui questa cosa sarà anche stato un piccolo passo per la mia lotta, ma io mi sento più serena sapendo che da stasera il Signor H ha un nemico in più. Un nemico agguerritissimo. Un nemico meraviglioso.