Visualizzazione post con etichetta flashback. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta flashback. Mostra tutti i post

martedì 8 novembre 2016

La prima pet non si scorda mai...

La PET, tra tutti gli esami, è senza dubbio quello che preferisco. Per l'amor del cielo, sempre meglio evitare qualsiasi tipo di esame, ma, se proprio proprio dovessi scegliere, sicuramente sceglierei questo. Sarà che non si sente il minimo fastidio o dolore, sarà che la durata è perfetta per poter schiacciare un pisolino mentre si passa attraverso l'anello che ti esamina.
La preparazione consiste in un colloquio durante il quale un medico ti spiega come si svolgerà il tutto, ti elenca tutte le controindicazioni, ti fa firmare liberatorie varie e ti chiede qualsiasi dettaglio sul tuo stato di salute. Mi sono sempre chiesta perchè questi colloqui si ripetano ogni volta dato che i medici hanno la possibilità di accedere alle cartelle cliniche dei pazienti e chi l'ha passato ormai sa benissimo tutta la manfrina, ma tant'è...! La prima volta sinceramente mi sono anche spaventata, mi dicevo che con una preparazione del genere l'esame non sarebbe potuto essere semplice o indolore.
Dopo aver parlato con il medico e firmato mille fogli viene poi iniettato in vena un liquido radioattivo. "Brucia un po'. Se ti da fastidio avvisaci subito"... uffa, ecco che di nuovo viene l'ansia, e invece...NIENTE. Ad essere sincera, l'iniezione più indolore che io abbia fatto in tutta la mia "carriera" ospedaliera. 
A questo punto si deve stare almeno un'ora rinchiusi assieme a tutti gli altri pazienti nel famoso sgabuzzino dei radioattivi. Una stanzetta minuscola piena di persone che normalmente sono spaventate o in ansia per l'esame che devono affrontare. Niente parenti o accompagnatori poiché si è potenzialmente pericolosi per bambini o donne in gravidanza. Sessanta interminabili minuti per passarsi il tempo tra cellulare, libri e riviste o per condividere con gli altri la propria storia clinica. 
"Bevi molto durante quest'ora", ti dicono, "perché quando tocca a te devi svuotare la vescica". Ecco, se devo trovare una pecca a questo esame è proprio fare la pipi a comando. Che poi, in realtà adesso ho imparato a tenerla già da prima, così sono certa di farla quando tocca a me.
Ed ecco che finalmente, dopo un'ora, ti chiamano e ti viene comunicato il numero della sala in cui si svolgerà l'esame. Lungo il corridoio che si deve percorrere per raggiungerla sono fissati dei contatori Geiger che emettono suoni ad intermittenza più o meno ravvicinata ogni volta che un paziente ci passa di fianco. Mostrano il grado di radioattività che emette il corpo in quel momento. Presa dalla curiosità, ogni volta provo a leggerlo, ma gli infermieri puntualmente mi sgridano perchè il BIP dell'allarme nel momento in cui mi avvicino diventa troppo forte e dà fastidio. Cavolo... spiegatemi allora come si fa a leggere uno schermo di un centimetro quadrato da lontano o, soprattutto, per quale motivo installate questi dispositivi se il suono che emettono è di troppo disturbo. Fatto sta che la prima volta sono dovuta rimanere con la curiosità e mi sono diretta verso l'anello della PET. Mi sono sdraiata sul lettino e, come ho già anticipato, ho dormito come un ghiro fino al momento in cui l'addetta mi ha svegliata per mandarmi a casa.
Non vi dico la quantità di messaggi che ho ricevuto nel giorno della prima PET dopo aver detto a familiari ed amici che per un giorno sarei stata radioattiva. Dal "se domani ti svegli blu, almeno sappiamo il perchè" al "Come sta andando la PET, mia cara Hulk??". Il meglio di sé però l'ha dato il mio amore. Alla sera è arrivato dal lavoro con un contatore Geiger ed è stato un'ora a misurare il mio livello di radioattività da vicino, da lontano, dalla stanza a fianco, attraverso un muro, una coperta, dentro l'acqua. Quando abbiamo visto i valori che emetteva il mio corpo non volevamo crederci...



Erano tre volte più alti rispetto al livello di pericolo riportati sul contatore. E a quel punto il mio amore è saltato su con: "non mi interessa quello che dicono i medici... sei pericolosa eccome!!!". Vi dico solo che quella notte ha dormito sì al mio fianco, ma con una coperta di piombo avvolta attorno al bacino per proteggersi i gioielli di famiglia.

martedì 22 marzo 2016

Flashback - Via il drenaggio!

Mentre ero ricoverata in ospedale il mio incubo più grande era la rimozione del drenaggio. Mi impressionava proprio vedere questo tubo uscire dal mio fianco e non c'erano rassicurazioni che tenessero: all'idea che mi venisse sfilato senza anestesia io non ci dormivo la notte. Guardavo il mio amore in faccia e scoppiavo a piangere sussurrando con un fil di voce che non volevo proprio toglierlo. Come se fosse possibile...
Dopo due giorni di ansia la dottoressa che era di turno per il giro di visite mi ha guardata in faccia e mi ha comunicato che il fatidico momento era arrivato. Le ho chiesto se mi lasciava mezz'ora di tempo per rendermi conto e farmi una ragione di quello che mi aspettava, ma la mia richiesta non è stata accolta.
Per l'ennesima volta in questi mesi mi sono trovata faccia a faccia con un infermiere che mi raccontava la sua vita nell'inutile tentativo di distrarmi mentre la dottoressa e un'altra infermiera mi ravanavano la ferita. Mi ribadiscono che non sarà così terribile come penso. "Già fatto??" chiedo dopo una fitta all'altezza delle costole. Mi risponde con la voce ironica e percepisco che sta sorridendo della mia paura: "Valentina, devi avere un attimo di pazienza, ho solamente toccato il drenaggio" e poi aggiunge "Lo so che fai un po' fatica, ma adesso devi fare dei bei respiri profondi". Va bene...proviamo a fare quello che mi dice.
Inspiro.
Espiro.
Inspiro.
Espiro.
Inspiro ancora...e sento che la dottoressa sussurra all'infermiera di tirare forte il drenaggio appena io butterò fuori l'aria. Col cavolo che espiro, adesso!!! Tiè!! Trattengo il respiro più che posso e loro scherzano dicendomi che non potrà durare per sempre. Sorrido e poi scoppio a ridere buttando fuori tutta l'aria.
Sento ogni centimetro del tubo sfilarsi dalla mia pelle, scivolando velocemente, poi all'improvviso un bruciore breve ma intenso. Capisco che l'incubo è finito e che mi è stato messo il punto per chiudere la ferita. Mi scende una lacrima di liberazione da tutta la tensione accumulata.
Pensandoci bene, adesso è tutta un'altra cosa! Ma... quanto si sta bene senza drenaggio???

mercoledì 16 marzo 2016

Buon compleblog a meee...

Esattamente un anno fa nasceva questo blog. Pensare di aprirlo ed iniziare a scrivere è stato un tutt'uno. Oggi, a distanza distanza di 366 giorni, credo che questa sia stata una delle scelte più importanti ed azzeccate che io abbia mai fatto. Perché diciamocelo: può sembrare una decisione presa alla leggera, ma quando c'è in ballo una malattia non è così semplice scegliere di buttare tutti i tuoi stati d'animo alla mercé di chiunque. 
E così è iniziata questa meravigliosa avventura dalla quale poco chiedevo e che tanto, tantissimo mi ha dato. Ho imparato a capire che non tutti avevano voglia di leggere, di sapere tutto subito, che molti dei miei migliori amici non hanno neanche mai aperto una pagina. Però ha dato modo a me di parlarne come e quanto volevo e a tutta la mia armata di leggere e condividere con me alcuni dei momenti cruciali della mia lotta nel momento in cui loro stessi decidevano di farlo. Mi ha donato emozioni, soddisfazioni, belle persone, belle esperienze. 
Per questo motivo non riesco a rinunciare al mio piccolo blog-spazio. A volte faccio fatica addirittura a non buttare qua dentro tutti i cavoli miei, ma non voglio assolutamente sviare dal tema per cui il tutto è iniziato. E probabilmente, lo so, arriverà un momento in cui non avrò più niente da dire a riguardo, ma fino ad allora...vi toccherà sopportarmi!!

giovedì 28 gennaio 2016

Flashback - In principio fu...colica intestinale!

...perché certi giorni sono difficili da dimenticare...! Questo succedeva esattamente un anno fa...

Mi sveglio con un fastidio al fianco. Niente di grave, i soliti dolori mestruali...(o almeno, questo è ciò che penso) ed esco lo stesso per portare a spasso Spillo. Provo a ributtarmi sul letto a continuare a scrivere la tesi, ma non riesco a stare in nessuna posizione. Sono una tragica di natura, qualsiasi cosa mi fa allarmare e quindi mi fiondo al Pronto Soccorso tra un "le inventi tutte pur di non far la tesi" e un "voglio poi vederti quando dovrai partorire...".
Al triage mi dicono che avrò da attendere almeno sei ore, e nel frattempo mi consegnano una fialetta per le urine: "Quando le hai, portale qui senza fare la fila". Così inizia la mia lunga giornata piegata su una seggiola scomodissima. Per fortuna mi metto a parlare con una ragazza e una coppia che aveva appena fatto un incidente e tra una chiacchiera e l'altra il tempo passa relativamente più veloce. 
Dopo un'oretta riporto la fialetta all'infermiere, che tira fuori un cartina per misurare il livello di sangue contenuto all'interno. 2 su 10. Chiedo se questo risultato può essere influenzato dal fatto che mi sono passate le mestruazioni da due giorni, ma lui mi spiega che quando ad una donna negli ultimi giorni di mestruo il flusso cala, in realtà il ciclo è già terminato, ma continuano ad esserci perdite di sangue che sono i residui. Per questo motivo, si può considerare che il ciclo mi sia finito da 4-5 giorni ed è altamente improbabile che le tracce di sangue nelle urine siano dovuti ad ulteriori residui mestruali. Torno a sedere in sala d'aspetto pensando che, alla peggio, la mia diagnosi sarà una colica renale, come mi ha anticipato l'infermiere del triage.
Arrivano sempre più persone molto più urgenti di me ed io vengo chiamata in ambulatorio dopo circa otto ore. Sono stanca morta. La dottoressa mi guarda, mi da un colpetto dietro ad una costola. Cerco di spiegarle che non è esattamente quello il punto che mi fa male, ma lei è ormai al computer e sta scrivendo la sua diagnosi basata sul nulla più totale. Dice che ho una colica intestinale. 
"Scusi, ma non mi fa neanche un'ecografia?"
"Non serve, si tratta di colica intestinale"
"Ma come fa a dirlo, se non ho fatto nessun esame?"
"Signorina, se non le va bene può andare via. Qua il medico sono io"
"Guardi, ho fatto anche l'esame delle urine mentre ero in attesa. Avevo un livello 2 di sangue all'interno"
"Non è possibile. Con una colica intestinale non può esserci traccia di sangue nelle urine"
"E' per questo che le sto chiedendo di fare almeno un'ecografia. Ho aspettato otto ore!"
A questo punto si inserisce nel discorso anche la ragazza stagista che stava assistendo alla scena: "Scusi, signorina, ma lei vuole per forza avere qualcosa di grave??!"
"No, vorrei semplicemente sapere cos'ho"
E così eccomi, di nuovo in bagno per ripetere l'esame delle urine e soddisfare l'incredulità della dottoressa. Il risultato ovviamente non è cambiato. Mi guarda non sapendo cosa dire ed esclama: "Beh...saranno sicuramente residui di sangue mestruale!". Giuro...volevo svenire e risvegliarmi pensando fosse stato solo un sogno! Mi dimette comunque con la diagnosi di colica intestinale, mi prescrive cinque pastiglie e sul foglio delle dimissioni scrive testuali parole: "la paziente richiede insistentemente un'ecografia. L'esame potrà essere effettuato con regime di assoluta non urgenza su richiesta del proprio medico curante".

Per fortuna il mio medico di base mi ha invece ascoltata; il giorno dopo sono andata a fare un'ecografia d'urgenza... ormai per me e per mia madre era diventata una questione di principio, curiosità di sapere. 
In quell'occasione l'ecografo mi ha detto che avevo due palline su un rene e piccole masse più piccole sulla milza ingrossata. Palline che potevano essere qualsiasi cosa: da cisti innocue a cellule tumorali. E' stato allora che ho iniziato a farmi qualche domanda. E' stato allora quando è iniziata la mia lotta al Signor H... ma da qui in poi la storia già la conoscete...

domenica 20 dicembre 2015

Un Natale fa...

Tra le quasi 5000 foto che ho sul telefono, ieri me ne è apparsa una sullo schermo che proprio non ricordavo. Era la Vigilia di Natale dell'anno scorso. Io e il mio amore davanti all'albero di Natale; Spillo e Bizet tra le nostre braccia. 
Solo un anno fa, ma mi sembra passato un secolo.
Il mio amore aveva tenuto la barba lunga come gli avevo chiesto ed io mi ero piastrata i lunghissimi capelli come piaceva a lui. Sorridevamo felici dopo aver aperto un sacco regali con tutta la famiglia. Di certo allora non ci saremmo potuti immaginare ciò che, non più di un mese dopo, ci sarebbe piombato addosso sconvolgendo un po' i nostri piani.
Oggi il mio amore non ha un filo di barba, io ho a malapena una spolverata di capelli. In casa l'albero di Natale è solamente disegnato sullo specchio della mia camera con una matita per gli occhi...e di regali ce ne sono tre in croce. Ho addirittura rischiato di perdere la mia adorata Vigilia per una lite in casa. 
Eppure amo ancora infinitamente l'aria di Natale che si respira in questi giorni e, esattamente come un anno fa, non vedo l'ora che sia il 24... 

venerdì 2 ottobre 2015

Flashback - I complimenti più belli...

- Scusi, signorina!
- Sì??
- La vedo sempre qua in Day Hospital e volevo dirle una cosa...
- Sì...mi dica pure!
- Niente. Volevo solo dirle che ha un sorriso così bello che non sembra neanche malata!

Questa signora mi ha veramente fermato per questo?? Senza parole.

martedì 15 settembre 2015

Flashback - 3...2...1...BOM!

In ematologia purtroppo o per fortuna siamo sempre in tanti. Un'unica sala d'aspetto per tutti coloro che devono fare gli esami del sangue, le visite o la terapia... Poi ci sono loro: i pazienti in attesa della BOM, la biopsia osteo-midollare. Sono esattamente come tutti gli altri, ma la loro espressione per me è inconfondibile perché mi ricorda il mio stato d'animo di quel giorno: è un misto tra ansia, paura e curiosità, visto che non si sa ancora a cosa si va incontro. Ecco...oggi vi racconto la mia prima ed unica (per fortuna) BOM. Ho pensato tanto se parlarne o meno, perché non vorrei spaventare o impressionare qualcuno, ma poi mi sono detta: dopo tutto quello che ho scritto come posso non raccontare la cosa che più mi è rimasta impressa di questi mesi??? Quindi facciamo così: se siete in attesa di fare una BOM o vi impressionate facilmente finite di leggere qua, altrimenti ecco a voi come ho passato lo scorso 14 aprile.
"Valentina Esse in ambulatorio biopsie!" Mi alzo e mi avvio verso lo stanzino. All'interno c'erano 3 persone: il chirurgo, l'assistente ed un'infermiera. Chiedo se può entrare uno dei miei genitori con me, ma mi rispondono che l'intervento è un po' impressionante e che quindi sarebbe stato meglio andare da sola (molto incoraggiante)! Mi hanno fatta sdraiare a pancia in giù e mentre loro si accingevano a preparare l'anestesia, io ero già nel panico più totale: se c'è una cosa che ho capito in questi mesi per ospedali è che quando il personale inizia a parlarti della sua vita o a farti domande con l'obiettivo di distrarti, allora puoi stare certa che andrai incontro a qualcosa di doloroso. E così è stato. L'anestesia brucia abbastanza: tocca con la punta dell'ago la parte dell'osso da prelevare. Già ne avevo abbastanza di quel leggero fastidio, quando l'infermiera mi ha preso le braccia, se le è messe intorno al collo e, a 10 cm dalla mia faccia, ha iniziato a raccontare dei fiori che aveva piantato nell'orto e di suo figlio in giro per il mondo. Tutta una scusa per tenermi ferma e "mentalmente impegnata", ovviamente. 
Non fanno in tempo a dirmi di stare immobile che sento QUELLO strumento. Io non so cosa fosse, né che forma avesse, ma mi sono creata un'immagine mentale in base al l'orribile sensazione che ho provato. Doveva essere un misto tra un levatorsoli e un cavatappi, o meglio, un levatorsoli filettato. Insomma, fatto sta che finché entrava nella carne l'anestesia ha funzionato alla grande, ma appena ha iniziato a girare per entrare avvitandosi nell'osso del mio povero bacino io credo di aver recitato mentalmente in un solo secondo tutte le imprecazioni conosciute e non. Ricordo di avere anche chiesto all'infermiera di smettere di parlare dei suoi maledetti fiori. Una volta inserito il levatorsoli, ecco arrivare il peggio del peggio. È bastato un colpo laterale del chirurgo e... CRIC... il pezzo d'ossicino si è staccato di colpo! Brrrr!  Io quel cric non lo scorderò mai più, e non scorderò neanche la successiva sensazione di sottovuoto che ho provato mentre finalmente l'osso veniva estratto. Praticamente è come essere una bottiglia di spumante in attesa di essere "stappata"...
Alla fine mi sono rialzata. Il chirurgo mi ha chiesto se volessi vedere il mio pezzetto di osso: un cilindretto sottile che galleggiava in una sostanza gelatinosa trasparente. Neanche così impressionante. Sono uscita dallo stanzino dopo un quarto d'ora di tortura tenendomi premuta la benda. Al di sotto un semplice puntino. Incredibile come una cosa così fastidiosa possa non lasciare tracce e durare così poco. Non ne vale neanche la pena...

martedì 21 luglio 2015

Flashback - Smile

La mia dottoressa sta tastando l'avambraccio che mi fa male. Preme su una delle vene ed individua un punto più rigido rispetto agli altri. Si rivolge alla tirocinante: "Vieni a sentire qua. Questa specie di cordone rigido è da indagare con una eco-doppler perché potrebbe essere un trombo venoso".
Ed ecco che anche la tirocinante comincia a toccare le mie vene doloranti. La osservo. Lei mi guarda: "Non ti fa male? Come mai sorridi?"
La mia dottoressa mi guarda, poi le dice: "Facci l'abitudine. Valentina sorride sempre!". E allora la guardo e le sorrido. Ancora di più. Perché non è vero che sorrido sempre, ma questo complimento mi riempie il cuore di gioia.

venerdì 26 giugno 2015

Flashback - Buon 2015...

(I)o, mia (M)amma e mia (N)onna. Pulizie post capodanno e smontaggio dell'albero di Natale...

M - Mamma...per piacere, fai le cose a modo...
 I - Mamma, pensa quando avrai l'età della nonna ed io ti sgriderò per ogni cosa...
M - Io non ci arrivo mica all'età della nonna...
N - Ma cosa dici??
 I - Bei discorsi del cavolo...
M - Ah...non so...è un periodo in cui sogno sempre tumori...
N - Complimenti...
 I - Guarda mamma... mi fai venire il nervoso con questi discorsi...

Oggi, con il senno di poi, forse le avrei chiesto di sognare prati verdi e farfalle... Quando si dice che l'anno inizia con il piede giusto...

domenica 7 giugno 2015

Flashback - Quando uno c'ha ragione...

- Per poco non litigavo con la signora qua fuori dal Day Hospital...
- Perché?
- Perché non voleva farmi entrare!
- Papi, lo sai che quando inizio la chemio alle 7.30 fino alle 9 non fanno entrare...
- Ma ti pare giusto? Erano già le 8 e un quarto...
- Papi, sono le regole. Non puoi arrabbiarti per questo...
- Mi arrabbio perché nessuno ha il diritto di privarmi di 45 minuti insieme a mia figlia...

Alzo le mani. Mi arrendo.

giovedì 26 marzo 2015

Flashback - Un amico è così...

- Vale, corri! V. ha litigato di brutto con il suo ragazzo e sta venendo a casa mia! L’ho sentita disperata! Puoi venire ad aiutarmi, per piacere?
- Lo sai che mi sono operata da 2 giorni! Non riesco a muovere il collo…come faccio a guidare?
- Dai…per piacere, chiedi al tuo moroso se ti accompagna qua!

…e così mi trovo ad uscire di casa vestita male e senza un filo di trucco per correre in soccorso ad un’amica…
Entro in casa di C. e…SORPRESA! Tutti i miei amici più stretti ad aspettarmi…! Una pizza in compagnia, un po’ di baldoria, un bel cartellone pieno di foto e il gioco è fatto. Non mi sarei mai aspettata una festa post-operatoria! Io sono una pappamolle, e mi sono fatta prendere dalle lacrime di gioia di quel momento, dal sapere che c’è qualcuno che capisce quello che stai passando e ti sta vicino anche in un momento così difficile. È stata una delle sorprese più belle e commoventi della mia vita.

Ecco. Per me i veri amici sono così. Se è vero che l’unione fa la forza, allora insieme saremo fortissimi nel prendere un po’ a calci in culo questo maledetto Signor H… Grazie!

lunedì 23 marzo 2015

Flashback - Questo è solo l'inizio!!

Aspetto questa maledetta biopsia dei miei linfonodi. Darà la risposta a tutte le domande che ci siamo posti da un mese e mezzo a questa parte…
Ho paura perché non ho mai fatto un’anestesia totale e mi sale l’ansia solo a pensarci. L’intervento che dovrò affrontare si chiama mediastinoscopia. Mi faranno un taglio nell’attaccatura del collo e scenderanno fino all’altezza dei polmoni circa per prelevare uno dei linfonodi malati e dirmi finalmente di che malattia si tratta.
L’attesa è allucinante perché 10 giorni non passano mai… Durante una conversazione mi scappa detto con mia mamma:
- Non vedo l’ora di togliermi di mezzo l’operazione ed aver finito tutto!
- Vale, non è finito niente! Questo è solo l’inizio!
Cazzo, a questo non ci avevo ancora pensato. In effetti la terapia sarà pesante e dovrò affrontarla senza tanta paura e sempre a testa alta…
Un paio di giorni prima dell’operazione non sono per niente tranquilla e, tra le altre cose, reagisco molto male ad una confidenza di mia madre. Passo la notte in bianco dal nervoso e non ci rivolgiamo la parola per 2 giorni (trascorsi ad aspettare le visite preoperatorie).
La mattina stessa, mentre porto il cane a fare la pipì, mi viene una crisi di pianto. A quel punto non penso più alla paura dell’operazione in sé, ma al fatto che non avrò l’appoggio di mia mamma o un suo bacino prima di entrare in sala operatoria a causa di questa nostra lite. Lascio il cane da un’amica e mentre mia mamma passa a prendermi vede che sto piangendo e la lite ricomincia. Molto più forte. Molto molto più forte. Litighiamo fino alle 9.20. Alle 9.30 avremmo dovuto già essere in ospedale.
Per fortuna l’operazione ritarda (14.37) e durante l’attesa mio padre (che ovviamente non sapeva nulla della lite) riesce a calmare gli animi tra battute, caramelle (non scherzo, dall’ansia ne avrà mangiate almeno 60-80 di fila) e parole crociate.
Arriva il momento dell’operazione e gli infermieri vengono a prendermi e mi fanno la puntura del coraggio. Mi allontano sulla barella verso i corridoi mentre saluto i miei che hanno l’occhio lucido. Tutto il resto è confuso. Non ricordo nulla del momento in cui mi sono addormentata.
Mi sveglio mentre un’infermiera mi prende a “pugni” la testa e mi dispero come una bambina… ”voglio la mamma!”. Anche il ritorno in camera è un po’ confuso. Ricordo di aver chiesto un piatto di riso allo zafferano. Ricordo che mi scocciava aver perso la puntata di Amici. Ricordo il bacio di mia mamma e quello di papà. Ricordo il primo stupidissimo messaggino post-operatorio “amore, non dimenticarti di venire a trovarmi”.
Il giorno dopo torno a casa con un taglio in più ed un linfonodo in meno. Pensavo peggio. Dico a mio padre:
- Finalmente anche questa è andata!
- Siamo solo all’inizio, patatina!

Uhm… giusto…

venerdì 20 marzo 2015

Flashback - Verso una diagnosi...

...ovvero il mio primo mese e mezzo per ospedali!

25-01-15     Ho passato un weekend in cui mi sono un po’ strapazzata ed ora mi ritrovo a letto con febbre e raffreddore. Come se non bastasse ho anche tutti i dolori mestruali possibili…ed uno strano male al fianco. Penso inizialmente di aver preso uno strappo. Lo dico a mia madre e mia nonna, ma anche loro non ci danno molto peso. In effetti io sono una tipa un po’ tragica ed ogni giorno tiro fuori un male diverso.
28-01-15     Il mestruo è passato, ma il dolore al fianco no. Decido di andare al pronto soccorso. All’accettazione mi consegnano una fialetta, poiché sospettano sia una colica renale e devono verificare la presenza di sangue nelle urine. Mi dicono che è presente in piccola percentuale e mi fanno accomodare in sala d’aspetto per sette lunghissime ore. Quando la dottoressa finalmente mi fa entrare in ambulatorio spero di fare al più presto un’ecografia di controllo. E invece…solo due pacche sulla schiena. Dico che non è quello il punto esatto in cui sento male ma non vengo ascoltata. Mi dimette con la diagnosi (basata sul nulla più assoluto) di colica intestinale e mi prescrive delle pastiglie da prendere per 5 giorni.
02-02-15     Il male/fastidio al fianco non passa e mia madre mi obbliga (PER FORTUNA!!) ad andare dal medico per spiegare il mio problema. Senza alcuna esitazione il mio medico richiede un’ecografia urgente ed una miriade di esami del sangue.
03-02-15     Non appena il medico ha passato il “macchinino” sul mio fianco per spalmare il gel dell’ecografia si è reso conto che il mio male non era di certo uno strappo, né tantomeno una colica intestinale: attaccate al rene sinistro ha trovato due palline di 2,5 cm e sulla milza multiple formazioni della stessa natura. Mi viene detto che possono essere qualsiasi cosa, da semplici cisti a cellule tumorali. L’ecografo per sicurezza richiede una TAC con e senza metodo di contrasto per chiarire questo dubbio. Inutile dire che in quel momento mi cade il mondo addosso.
05-02-15      Esami del sangue. Ora dovrò aspettare qualche giorno per avere gli esiti…
08-02-15     La TAC è uno di quegli esami che prima d’oggi ho visto solo nelle puntate di Dr. House. Mi fanno sdraiare su un lettino e poi mi inseriscono una flebo nel braccio. Devo stare immobile circa 15 minuti mentre passo attraverso un anello gigante. A metà esame capisco che il contrasto è stato iniettato quando sento un calore pazzesco dalla testa alla vescica e mi sembra che gli occhi mi stiano per esplodere. L’infermiera mi vede un po’ agitata e mi lascia parlare con il medico che ha visionato le immagini durante la TAC. Questo mi porta immediatamente a fare una nuova ecografia e al termine di questo esame conferma semplicemente ciò che già sapevamo.
11-02-15     Vado a ritirare gli esami del sangue, che sono totalmente sballati. Qualcosa che non va c’è di sicuro… uhm… Corro anche in ospedale e con una scusa mi faccio consegnare in anticipo anche il referto della TAC addominale. È confermata la presenza delle “palline”. Sono linfoadenomegalie, ovvero linfonodi ingrossati. Torno quindi dal mio medico e lui, sempre più serio, richiede una visita in ematologia poiché sospetta un’infezione o una malattia sanguigna.
13-02-15     E’ inutile dire che io e la mia famiglia vorremmo risolvere la situazione nei tempi più brevi possibili. In ematologia conosciamo i 2 medici che da oggi seguiranno il mio caso. Continuano a spiegarmi che il quadro clinico non è chiaro e servono ulteriori accertamenti. Mi prescrivono quindi una radiografia del torace, che per fortuna riesco a fare in giornata. Torno in ematologia con i risultati ed i medici mi spiegano che c’è un notevole allargamento del mediastino (la zona centrale del torace tra i due polmoni). La massa è di quasi 10 cm. È necessario fare un’altra TAC (questa volta di collo e torace) per un’ulteriore conferma.
17-02-15     E quindi…di nuovo TAC e di nuovo il contrasto! E come se non bastasse questa volta le infermiere si sbagliano e non chiudono bene la valvola, quindi mi ritrovo a dire con un fil di voce (provateci voi a parlare mentre siete immobili perché vi stanno “fotografando” il collo!) che il contrasto mi sta colando giù per un braccio. Le comiche mi fanno un baffo!
20-02-15     Porto ai medici di ematologia l’esito dell’ultima TAC e scoprono che anche i linfonodi del collo sono ingrossati. Mi dicono che è necessario fare una biopsia per analizzare un pezzo di linfonodo e scoprire di che tipo di linfoma si tratta (perché a questo punto è proprio sicuro che sia un linfoma). Ma ancora gli esami non sono finiti…
24-02-15     Per vedere quali dei linfonodi ingrossati sono realmente malati è necessario fare la PET – un esame semplice che durerà un quarto d’ora – mi dicono. Mi iniettano una sostanza radioattiva e da quel momento non potrò rimanere con i miei genitori in sala d’aspetto poiché sono potenzialmente “pericolosa” per donne incinta e bambini. Mi portano quindi in un’altra saletta con tutti gli altri radioattivi per aspettare che la sostanza mi entri in circolo. Dopo un’ora finalmente l’esame (a questo punto è vero che dura un quarto d’ora!) che è simile alla TAC.
03-03-15     Senza avere ancora l’esito della PET (anche se in realtà i medici di ematologia avevano già visto la “foto”) vengo operata. L’intervento è una mediastinoscopia: anestesia totale, taglio alla base della gola e mi viene asportato uno dei linfonodi del mediastino. Di sera sto già bene e vorrei uscire, ma devo stare ovviamente almeno una notte in osservazione.
04-03-15     Mi dimettono senza complicazioni e passo dal mio medico per prenotare la radiografia di controllo. Nel frattempo a lui sono arrivati gli esiti della PET e scopro che tutti quanti i linfonodi ingrossati sono in effetti malati. La mia "foto" sembra la radiografia di un dalmata: uno scheletrino pieno di macchie nere tutte ammassate...  Il referto non esclude che la malattia abbia potuto colpire anche ossa e midollo. Ansia pura.
16-13-15     Primo colloquio con le nuove dottoresse che mi seguiranno da oggi in poi. Loro riescono a mettersi in contatto con chi sta svolgendo gli esami istologici sul mio linfonodo e finalmente si capisce cos’ho. Mi viene diagnosticato il linfoma di Hodgkin al terzo stadio (su quattro). Il colloquio è lungo e mi viene anticipato che dovrò fare la chemioterapia. Almeno 6 mesi. Non riesco a smettere di pensare alla dottoressa del pronto soccorso. Se non fosse stato per lei forse non avrei perso tutto questo tempo alla ricerca di una risposta...

…e il tour de force è solo iniziato…penso al mese e mezzo d’inferno appena passato e invece mi aspetta il periodo più duro: visite, controlli, una biopsia ossea TAC e PET da rifare, terapia per conservare gli ovociti, e poi ovviamente dovrò partire con la cura… sono già stanca solo a pensarci…